La fonte deriva da racconti orali
trasmessi da Nonna Gemma Colovatti e la figlia Lucia Formica
Una casa è un luogo di storie, non è un edificio fine a se
stesso.
Esse creano le mura emotive di una abitazione e la rendono
più o meno accogliente.
Ogni sasso, è così intriso dei passi di chi ne ha attraversato le
giornate, vivendola in prima persona.
Le notizie più concrete, giunte a me da fonti orali, raccontano la storia dell’abitazione, dal 1800
quando era di proprietà di una coppia che, non avendo figli, la lasciò al
sacerdote della parrocchia di Santa Dorotea
Si racconta di un campo sul Natisone annesso alla casa , che
conteneva il cippo di pietra con una scritta riferita alla Chiesa.
Fu a seguito venduta ed acquistata da Giovanni Petricigh che
si sposò con Giuseppina Birtig di Costa di Vernassino dieci anni più giovane da cui ebbe un figlio di nome Luigi.
I due si sposarono per procura, essendo lui all’estero.
Questa era un’usanza molto diffusa all’epoca.
Quando si incontrarono per il matrimonio, iniziò comunque,
una intensa e profonda storia d’amore
Amarono molto la casa e ne fecero il loro nido.
Persero una figlia prematuramente di sei mesi ma la vita regalò loro la gioia della
genitorialità con la nascita di Luigi.
Passarono gli anni e
purtroppo, la sorte avversa di Giovanni,
lo portò a morire molto giovane, durante un infortunio nei campi con l'aratro, lasciando Giuseppina vedova con un figlio di sei anni
Giovanni Colovatti detto Palma e Giuseppina Birtig
La nonna Giuseppina cercò di proseguire le sue giornate, facendosi sostenere
dalla suocera che portò a vivere a casa con sé ma passato un po' di tempo, si
innamorò di un uomo dieci anni più
giovane di lei, conosciuto nella osteria che aveva creato nel grande salone di casa con
il caminetto centrale.
All’epoca, una donna che si relazionava con un uomo più
giovane, non era vista senza giudizio ( più accettato era il contrario)
Lei però, donna di forte temperamento, non si lasciò
convincere dalla forma sociale e dal giudizio altrui, e sposò bisnonno Giuseppe
Colovatti detto il Palma ( cosi era
soprannominato perché era di Percoto di Palmanova
e vendeva cavalli).
Era un uomo molto bello e simpatico con dei grandi occhi di cielo.
Il figliolo Luigi non accettò mai quell’unione tra la madre
ed un nuovo uomo, rimanendo per sempre
legato al ricordo paterno di Giovanni.
Venne la prima guerra
mondiale, Luigi e Giuseppe detto
Palma ( Figliastro e Padre vicini come età anagrafica visto che avevano 12 anni
di differenza) l’attraversarono a combattere al fronte.
La casa fu abbandonata e divenne infermeria, ospedaletto
militare ove si prestavano le prime cure ai feriti.
Giuseppina, nel frattempo, si trasferì in montagna con le
figlie e lasciò la casa e il paese come molti fecero in quel momento storico per fuggire alla guerra.
Luigi e Giuseppe detto il Palma ritornarono dal primo conflitto mondiale, vivi
nel fisico ma feriti nell’anima e nel cuore. Palma zoppicava a causa della ferita avuta in battaglia sul
Piave a Vittorio Veneto tra il 24 ottobre e il 4 novembre del 1918 tra l'Italia e l'impero Austro-Ungarico.
Finita la guerra , anche Giuseppina ritornò dalle valli del Natisone ,dove si era rifugiata e dove aveva trovato protezione e ristoro ai momenti difficili che una guerra portava. Trovò a Grupignano, ancora la sua vecchia casa ad attenderla.
In famiglia si narra un’episodio di grande coraggio di Pina: vennero nella stalla, in un mattino, i soldati delle forze nemiche e vollero portare via le uniche due mucche rimaste. Lo fecero in modo brusco e pauroso, ma lei si fece forza; davanti ai soldati, minacciò di mettere fine alla sua vita e a quella delle bambine (visto che sarebbero a quel punto morte di fame) se i soldati avessero portato via l’unico sostentamento in tempi di grande carestia . Gli uomini spaventati dalla forza di una piccola ma grande donna che rivelava la sua tenacia, portarono via una sola mucca da carne e le lasciarono quella da latte ,utile per le bimbe.
Si racconta, inoltre, che Giuseppe detto il Palma, portò con sé, dai giorni della
guerra in Veneto e dalla battaglia sul Piave, un bambino che aveva
perso i genitori ed era rimasto orfano e a cui si era molto legato e che gli aveva chiesto aiuto.
Quel ragazzino rimase in famiglia sino all’età di quattordici anni essendo di
grande aiuto per Giuseppina e le bambine piccole , sostenendola anche nel
lavoro in campagna e con gli animali.
Il bimbo fuggito dalla guerra, aveva i capelli di colore
rosso e rimase in famiglia sino alla
fine del periodo bellico e poi decise di partire in Veneto a cercare i suoi parenti e le sue radici.
Ritornò in Friuli, dopo molto anni e oramai divenuto un bel giovanotto, a ringraziare, con tutto
il cuore, Giuseppina e Palma. L’abbraccio dell’incontro fu molto sentito e ricordato da tutti.
Intanto Luigi il figlio primo di Giuseppina , ritornato dalla guerra anche lui ferito ad una gamba ma
guarito, iniziò a non tollerare la presenza del patrigno, con cui aveva sempre avuto
un rapporto complesso e difficile. Decise, così, raggiunta la maggiore età, di partire in Australia a cercare
fortuna, allontanandosi anche da sua madre con la quale si sentiva in conflitto
per aver sposato un altro uomo.
Quando partì la nonna Gemma aveva 10 anni e fu l’unica che lo accompagnò alla
corriera e per lui pianse moltissimo non
accettando quella partenza.
Tra loro rimase un contatto sottile, che negli anni seguenti,
rimase vivo nel cuore più che nelle azioni perché i due fratelli non si videro
mai più.
Intanto Giuseppina dovette affrontare una vita non sempre
facile tra il lavoro in campagna, l’educazione delle figlie e il sostegno alle
gravide del paese che seguiva nelle faccende domestiche e nella gestione del bambino, subito dopo il parto insieme all’ostetrica (comare).
Giuseppina Birtig e Palma ebbero Cinque figlie: Iolanda (emigrata a seguire in Belgio); Rina che si trasferì con il marito a latina; Assunta, Gemma ( Emilia) e Gina che rimasero tutte, in Friuli nei dintorni di Cividale dove si sposarono
Nella foto le sorelle Colovatti
Gemma a 18 anni incontrò Giuseppe Formica
Lui faceva servizio nel
corpo della guardia di finanza nella caserma di Cividale ed era originario della Sicilia dove aveva
Sette fratelli ( Maria Concettina Rosina Dante Salvatore e altri due
fratelli)
Giuseppe Formica e Colovatti Gemma
Si fidanzarono per cinque anni e a trentacinque anni lui e ventisei lei, nel 1940 si sposarono e partirono per La Spezia dove lui venne destinato in servizio fuori zona, per non partire come soldato nella seconda guerra mondiale.
A La Spezia, Gemma restò incinta di Dante, suo primogenito e
quando lui ebbe nove mesi,
Giuseppe venne mandato in Sardegna per
la guerra: Gemma e il marito, concepirono Bruno prima della sua partenza in terra lontana.
Per non restare a La Spezia, sola con un bimbo appena nato ed uno di arrivo, sentendosi lontana da casa, tornò da sua madre Giuseppina e da suo padre Palma.
Gemma con i figli Dante il più grande e Bruno il più piccino
A Grupignano, circondato dall’affetto della famiglia Nasce Bruno e nonna Gemma restò con i vecchi genitori che l’ aiutarono e sostennero con tutti i mezzi che poterono.Per tutto il periodo di guerra, la famiglia fece sede nella
casa, assistendo ai bombardamenti e a ciò che un conflitto portò in quegli
anni, compresa una grande carestia.
Finita la guerra, ritornò Giuseppe marito di Gemma in Friuli Venezia Giulia dalla Sardegna.
Rimase fuori per diversi anni, con il timore che i suoi famigliari non ci fossero più e non fossero sopravvissuti ai bombardamenti, perchè le comunicazioni all'epoca non erano poi, così facili.
Lui non disperò mai anche se non aveva loro notizie di prima mano, perché li sentiva vivi nel suo cuore e per questo li ritrovò.
Ritornò per ripartire subito dopo, per dovere di servizio ma questa volta con Gemma e i
due figli Dante e Bruno alla volta di Curon Venosta dove nacque l’ultimogenita Lucia
Giuseppe Formica con l'ultimogenita Lucia
Si racconta che i figli, Bruno e Dante che non erano cresciuti con il padre, oramai grandi, non lo
riconobbero al suo rientro e fecero fatica ad
accettarne la presenza educativa.
Dal Trentino, la famiglia ritornò dopo alcuni anni
in regione Friuli Venezia Giulia, questa volta in una zona più impervia, vicino al confine con la ex Iugoslavia, a canale del Grivò .
In quel luogo, la coppia ebbe nel cuore l’
intenzione di trasferirsi in
Sicilia, terra di Giuseppe . Allora, Lucia aveva due anni ma l’idea e
il progetto, anche se caldeggiato da entrambe i coniugi, non si realizzerà mai.
Poco dopo, nonno Giuseppe detto Palma morì.
Giuseppina restò, così, sola nella casa che per lei si dimostrò essere tanto grande ; avrebbe voluto venderla ma accade che, un caro amico, la distolse da
quell’intento, incoraggiandola a restare dove era e a mantenere la sua autonomia.
Fu questa scelta, una vera e propria benedizione perché a seguire, sua
figlia Gemma e il genero Giuseppe ritornarono a casa a Grupignano, lasciando da parte il sogno siciliano, e vi restano
insieme a lei sino alla sua morte avvenuta a 86 anni.
Pina fu molto amata dai nipoti che ne raccontarono le gesta soprattutto legate alla tenacia e al coraggio, sue caratteristiche peculiari.
La vita proseguì e Gemma visse con Giuseppe nella casa sino a che morì Giuseppe. Rimanendo sola, lei scelse di trasferirsi a Udine con la figlia Lucia
sposata con Gianni Cudicio con cui ebbe due figli Claudio e Denis
Lì Gemma morì
circondata da tantissimo amore all’età di 94 anni dopo aver aiutato tutti
quanti i figli e nipoti con il cuore e la generosità che la contraddistinguevano.
IL figlio Dante iniziò a vivere nella casa di Grupignano
dopo aver lavorato qualche anno in Germania a Colonia come emigrante, con la moglie Ivana e la ristruttureranno
insieme.
Dante e Ivana Nadalutti
Bruno, lasciò la casa ancora giovanissimo e si trasferì in
Australia, dove cercò fortuna. Si sposò con Maria ed ebbe due figli: Maurizio e
Luisa
La madre Gemma patì molto la partenza del figlio e da quel
momento non lo rivede più fisicamente ma lo sentì per anni solo al telefono.
A seguire, dopo il sisma del 1976 la parte più antica della casa si danneggiò gravemente al punto che venne considerata inagibile e così Dante e Ivana, con l’aiuto della figlia Rosa Rita la ristrutturarono
Ivana e Dante con nonna Gemma
Dopo pochi anni, Ivana e Dante mancarono improvvisamente quando erano ancora molto giovani, a poca distanza l'uno dall'altro e lasciarono la casa alla figliaRosa Rita dopo un periodo non semplice in cui la casa divenne per lei un progetto vitale, e protezione incontrò Roberto con cui si sposò, diventando genitori di Carlotta
Rosa Rita e Roberto amando Cividale del Friuli la sua cultura, storia decisero di proseguire il viaggio di cura e di fine ristrutturazione della casa, e in questi ultimi anni, dedicando un suo spazio a piano terra, ad una casa vacanze, aperta alle persone di tutta Europa, in particolare ai bambini e alle famiglie e dedicandola a Gemma nonna speciale
Cividale del Friuli 22 maggio 2026

.webp)










lopu.jpg)









.jpg)






